Secolo XXI

DEMOCRAZIA E DIRITTO DI OPINIONE IN TEMPO DI BREXIT

Diritti e opinione nel mercato globale

Su Democrazia e diritto di opinione nel mercato globale come si riflettono alla luce della Brexit

Le mie personali riflessioni sul tema della cosiddetta democrazia e sull’opportunità di voto in base alle aspettative della minoranza – così come emerso nell’episodio della Brexit – coincidono ancora con un mio vecchio post che facebook fa opportunamente riemergere ad esattamente due anni di distanza da oggi e che rimane attuale nel mio pensiero.


Ciò che gli anti Brexiter sostengono è che l’ignorante è colui che si oppone all’attuale modello europeo anche quando fosse ristrutturato (senza proporre come e in che cosa) e che per questo andrebbe rivisto il suffragio universale, ma al tempo stesso, se l’ignorante vota come si deve, allora perde lo status di ignorante. Questa è la democrazia per loro.

A mio avviso nel nuovo modello socioeconomico una cosa è indispensabile in materia di diritti e doveri del cittadino.
Penso che la redistribuzione del reddito andrebbe fatta commisurando la tassazione ed eventuali integrazioni in base all’istruzione ed alla ‘qualità’ secondo termini classici (almeno fino a quando non venisse eretto un modello fondato su canoni avanguardistici) del cittadino ed al suo contributo alla crescita collettiva.

Il livello di automazione odierno sarebbe già in grado di far svolgere alle macchine la gran parte delle lavorazioni a cui oggi i lavoratori volendo potrebbero essere sottratti convertendoli in produttori di pensiero e in CITTADINI grazie al tempo libero loro concesso con lo scopo di essere investito in istruzione, cultura e crescita morale e spirituale.
Questo è essenziale visto che deve essere mantenuto il principio delle pari opportunità sancito dalla Costituzione.

 



Ovviamente questo modello di democrazia non sarebbe mai applicabile a livello globale, ma a livello locale o comunque circoscritto, perché sarebbe sostenibile soltanto in Paesi capaci di esportare eccedenze commerciabili a livello internazionale dopo aver soddisfatto le esigenze interne e prodotto la ricchezza appetibile sul mercato. Di nicchia magari – pensiamo ad un nuovo Made in Italy di ultra eccellenza compreso l’adeguato sfruttamento dei beni artistici, gastronomici e paesaggistici, ma per questo di maggior valore e con poca o nessuna concorrenza a livello mondiale.

Nel modello attuale infatti sarebbe impossibile la competizione dell’economia locale nei confronti del mercato globale, così come anche un boom di tipo culturale, perché verrebbe sedato dalle corporations globaliste.

ECCO L’ESCAMOTAGE CHE OBBLIGHEREBBE TUTTI AD ESSERE CONSAPEVOLI QUANDO NON COLTO. ALLORA SI CHE VEDREMMO DI CHE PASTA SONO FATTI I DOTTI CHE OGGI SENTENZIANO SUGLI ALTRI.

 


 

Democrazia e diritto di opinione

 


Un sistema che prevedesse tale misura sarebbe anche in grado di sottoporre a periodiche verifiche (ovvero esami di Stato) i propri cittadini; verifiche che andrebbero ad aggiornare lo status della patente di cittadino con annessi obblighi e privilegi verso e da la comunità.

Chi rinunciasse in piena libertà alla propria crescita (pur sempre rapportata alle proprie capacità e quindi non soggetta al raggiungimento di standard inaccessibili) rinuncerebbe a quella parte di reddito che non gli spetterebbe più con conseguente impiego del soggetto nel lavoro necessario alla sussistenza.


Perché? Perché il reddito è una ricompensa stabilita dal sistema – che oggi si basa sul modello del capitalismo finanziario (o ultraliberismo) e sull’effimero utile a mantenere lo stato di ignoranza e di assoggettazione dell’uomo ai meccanismi vigenti – ma che un domani potrebbe basarsi su canoni diversi.


Idem dicasi per i diritti civili a cominciare dal voto.

Del resto anche la democrazia ateniese prevedeva che, oltre alle caste inferiori, coloro che si disinteressavano della Polis (o non fossero informati su ciò di cui si legiferava) venissero privati del diritto di voto – MA QUALE SUFFRAGIO UNIVERSALE – mentre oggi, al contrario, chiunque – compresa la maggioranza costituita da ignoranti telecomandati – esprime un voto (che nel caso dell’ignorante non è opinione per definizione) che condiziona la politica prostrandola allo stato che oggi constatiamo a causa del suffragio universale.

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Gli articoli collegati tra di loro che tratteggiano il mio pensiero in materia di mutazioni sociali e rapporto uomo/macchina/potere:

 

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