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La truffa legalizzata del PROJECT FINANCING. Il caso della sanità in Toscana.

project financing

Il project financing è quel contratto che lega pubblico e privato nella realizzazione di opere di utilità pubblica con la compartecipazione sia delle spese che degli utili ricavati dal loro esercizio (ne abbiamo dato un accenno in questa intervista a massimo Follesa quando abbiamo parlato per la prima volta del project financing di Pedemontana veneta).

L’invenzione del project financing nasce in seguito a “Mani pulite” ed alla approvazione della Legge Merloni del 1994 che doveva occuparsi della trasparenza nella gestione pubblica degli appalti e che è finita per diventare una prassi consolidata per mancanza di possibilità di spesa da parte del settore governativo (vedi filmato sui saldi settoriali).

Come dovrebbe essere stipulato questo genere di accordi e quali vantaggi dovrebbero scaturirne?

Perché almeno in Italia, invece non si fa che parlare continuamente di casi in cui il pubblico si accolla le spese ed al socio privato vanno gli incassi?

Economia Spiegata Facile ha deciso di occuparsi del tema del project financing con una serie di contributi esterni offerti da esperti, se non in senso stretto, quanto meno in senso pratico sugli effetti di questo fenomeno.

 


 

Premessa, l’articolo che segue si basa su un libro/inchiesta di Daniele Rovai giornalista Freelance “La nuova sanità toscana“, Edizioni Andromeda e da questo trae dati, informazioni e citazioni.

Project financing, la truffa legalizzata.
Scritto da Marco Santero

 

Ma cosa è successo nel tempo per mettere in ginocchio finanziariamente la sanità toscana nonostante i tagli continui fatti dal Governatore Rossi? E cos’è questo boom di progetti finanziati da fondi privati che spopolano in tutta Italia?
Non bastano certo i dirigenti e relative corti per mettere in ginocchio lo stato italiano!
Ci dev’essere un’idrovora che succhia via risorse economiche in enorme quantità! C’e’ e la chiama Project Financing (PF).

 

UNA PREMESSA PER CAPIRE

Appalto = il committente pubblico progetta un’opera e con una gara affida la realizzazione al costruttore dietro compenso già stabilito.
Concessione = non avendo le risorse per sobbarcarsi l’intera spesa lo Stato chiede al costruttore di finanziare l’opera compensandolo con la gestione della stessa per x anni (20/30 di solito).
Con appalto “industriale” 1 solo rischio = il costruttore deve riuscire a pagare costi e ricavarne un guadagno.
Con concessione 2 rischi:
 1.    precedente, cioè industriale;
2.    quello “commerciale” cioè che la gestione non incassi quanto preventivato.

 


 

PROJECT FINANCING

Il project financing, anzi da adesso chiamiamolo in italiano: finanzia di progetto (dato che in inghilterra non sanno minimamente cos’è, dato che è un’invenzione “tipicamente” italiana) è una “variante della concessione” perché l’investimento è in parte pubblico e in parte privato, ma sarà il privato come concessionario a gestire interamente il “grano…”.


Questo rende evidente l’assurdità della norma dal punto di vista pubblico. Della serie il pubblico mette anche i 3/4 degli investimenti ma è il privato ad usarli a piacimento!
In sostanza l’accordo si basa su un contratto e sulla stima dei costi preventivati.
Ebbene il crollo finanziario del sistema sanitario toscano si spiega perché in siffatto sistema far pagare al pubblico 10 quello che abitualmente pagava 5 (al massimo) diventa la norma.
Scendendo nell’analisi del project financing dei nuovi 4 ospedali toscani (Lucca, Pistoia, Prato e Massa Carrara), ASL e Stato hanno fatto l’investimento maggiore ma alla fine gli ospedali saranno per 19 anni proprietà del privato costruttore, ricavando 19.000.000 di euro dalla gestione di ogni ospedale.


Parliamo quindi di un ammontare complessivo 1.600.000.000 euro in 19 anni di canone sugli ospedali costruiti per 3/4 con soldi pubblici.
Un’assurdità a norma di legge, perché il privato elimina il rischio di impresa ed accolla allo Stato tutti i costi non previsti, come ad esempio le varianti ai progetti.
E soprattutto quello commerciale visto che l’unica entrata è supergarantita dallo Stato! O meglio dalle tasse e dai risparmi dei cittadini.

 


IL PIANO ECONOMICO

Il budget necessario viene quantificato dal concessionario (privato). Nella parte economica privata ci deve essere un asservimento bancario per garantire la certezza dei “conti”.
Ma qui viene l’escamotage: l’intero costo del privato è complessivo di interessi e spese bancarie, quindi i soldi “reali” che il privato mette sul piatto sono molti meno.

 


Esempio = se fare per l’ospedale costa 100.000.000 e la quota privata è 25/30.000.000 con il piano finanziario il costo raddoppierà (interessi + swap come assicurazione sui tassi) ma il privato sui 200.000.000 di costo sempre 25/30.000.000 mette.
Il resto va alla banca e li paga il pubblico. Ovviamente del “pacco” non fanno parte le opere di urbanizzazione del sito (strade, fognature, allacciamenti elettrici, gas, telefonia, ecc.).
Tutto a carico del pubblico.


Eppure la finanza di progetto ci viene venduta come la soluzione ai problemi finanziari delle amministrazioni pubbliche, mentre è l’esatto contrario perché ne moltiplica i costi e indebita a morte l’amministrazione pubblica.

 


I CONSIGLIERI DI STATO CI SPIEGANO IL BOOM DEI COSTI

http://ecopolis.legambientepadova.it/?p=4708


E qualcuno spiega l’estensione del disastro:
Dagospia che spiega la truffa: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/bomba-sotto-tappeto-ospedali-tribunali-sedi-comune-tutto-98096.htm
Mentre fino al fenomeno di tangentopoli (1° Repubblica) era il costruttore a pagare il politico per vedersi assegnare l’appalto (a suon di mazzette), con la legge Merloni le banche e i privati se lo prendono a norma di legge potendo gestire privatamente un finanziamento pubblico.

Pubblico servo del privato che spinge (spesso per totale incompetenza, altre volte per delinquenza) ad indebitare per decenni l’amministrazione pubblica nei confronti di un fornitore privato, pagando servizi a prezzi unitari superiori a quelli di mercato per consentire al privato di recuperare, al netto degli interesse, l’impegno assunto.
Il tutto spesso aggirando le norme sulla concorrenza e la normativa sugli appalti!

 


Dal 2000 i più grandi costruttori italiani hanno individuato nella finanza di progetto la gallina dalle uova d’oro.
In Italia dal 2013/14 ci sono 30 ospedali in costruzione, tutti con la cosiddetta finanza di progetto.

Nell’aprile 2002 venne pubblicato il piano sanitario triennale 2002/2004. (280 pagine) in cui si ridisegna la sanità toscana con riordino, riorganizzazione e sempre più forte integrazione tra ospedali, territorio e volontariato.
Perno le società della salute dove ASL, comuni, società civile, associazioni che dovranno collaborare tra di loro.

Dopo 12 anni l’unica parte del piano che viene applicata è il taglio di posti letto e servizi negli ospedali di Prato, Pistoia, Lucca e Massa.
Ma nel piano non era previsto alcun nuovo ospedale, se non solo quello delle apuane!

Pochi mesi dopo (dicembre 2002) tutto il piano viene sconfessato ed emerge il piano “nuovi ospedali” che prevede: “la realizzazione di ulteriori interventi innovativi di radicale sostituzione di strutture ospedaliere, rilevati come urbanisticamente fattibili, orientati alla radicale sostituzione dei presidi portanti della rete ospedaliera con iterventi innovativi, sulla base della valutazione generale di contesto e in presenza di fattibilità urbanistica di adeguate risorse, nei nuovi ospedali di MS, PT, PO, e LU”.


Tradotto dal politichese maccheronico. Pochi mesi e gli “adeguamenti” di MS, PT, PO, e LU cedono il posto alla totale sostituzione delle strutture!!
Chiribbio che programmazione lineare!! Perché?

 


Casualmente nell’agosto del 2002 il ministro Sirchia aveva messo sul piatto la somma di 1.000.000.000 di euro di rifinanziamento legge marzo ’98 (che aveva “permesso” la costruzione, solo in Toscana, degli ospedali di Val di Chiana Senese, Val di Chiana Aretina, Valdarno e Alta Versilia, Empoli, oltre a ristrutturazione ed ampliamento degli ospedali di Orbetello e Arezzo. Tutte realtà oggi in uso.

Ma la legge 11 marzo 98 aveva messo sul piatto 30.000.000.000.000 di lire (15.000.000.000 euro) per l’edilizia ospedaliera!
Quindi: agosto 2002 il governo mette 1.000.000.000 euro sul piatto con una quota per la toscana di 165.000.000 euro per l’edilizia sanitaria, roba da adeguare tutti gli ospedali toscani ai migliori standard, invece si sceglie la nuova costruzione di 3 ospedali (PT, LU e PO).

 


 

UN PROGETTO… AD ALTA INTENSITÀ

Mauro Chessa (coordinatore dell’associazione osservatorio delle politiche urbanistiche di Pistoia) “Rossi si è adeguato alla situazione. Se uno vuol fare politica e vuole andare avanti deve prendere i treni giusti. Se non lo fa resta a terra. Rossi ai nuovi ospedali non ci pensava neanche, ma se quella era la decisione a livello nazionale, fare edilizia sanitaria, doveva prendere quel treno” – fonte La nuova sanità toscana“, Edizioni Andromeda.


Ma i 165 milioni di Sirchia non bastavano per un megaprogetto del genere!
Allora si mettono a bilancio il ricavato della vendita dei vecchi ospedali (di solito in zone centrali e quindi terreni fortemente appetibili dai costruttori) Peccato che la stessa legge che dà i 165.000.000 vincolasse i terreni dei vecchi ospedali a pubblica utilità vietando quindi la costruzione di case, uffici, negozi o parcheggi privati.
Quindi il grano “mancante” dalla dismissione vecchi ospedali lo ha “prestato” la Regione toscana, ma non basta ancora ed ecco che si arriva al privato “per una quota residua non superiore al 25%.
Si ricorre alla finanza di progetto con deliberazione consiliare, da adottarsi entro 30 gg. “Dalla vigenza del presente atto, l’individuazione degli indirizzi e dei contenuti specifici per la realizzazione degli interventi di cui al progetto” fonte La nuova sanità toscana“, Edizioni Andromeda.

Tradotto: intanto blocchiamo il grano poi a cosa servono i nuovi 4 ospedali si deciderà.
Dal nulla in un piano già scritto si piazza un progetto alternativo da 2.000.000.000 di euro, che sono soldi degli italiani/toscani, di tutti.

 


Si decide di optare per ospedali “ad alta intensità di cura”, così da generare una necessità che stravolge la tipologia di ospedale esistente e quindi servono i nuovi 4.
Sempre dott.Chessa: “L’intensità di cura permette di risparmiare personale e posti letto. Ecco perché l’hanno scelta. Pensano sia il modo per risparmiare. Del malato non importa nulla” – fonte La nuova sanità toscana“, Edizioni Andromeda.


Tutto questo perché sanno che 19.000.000 di “affitto” annuo sono una mazzata tremenda sui bilanci delle ASL interessate!
Che gioco c’é in ballo fra imprenditori, banche e politici? Questa è solo un’operazione di finanza speculativa coperta dalla bufala della sanità nuova con rendita mostruosa e garantita per costruttori (privati) e per le banche che hanno finanziato quei costruttori, di cui in alcuni casi sono socie!

Una partita con un piatto miliardario e un pollo da spennare: il cittadino.
P.s. Il modello di ospedale “moderno” nasce nel 2001 dalla commissione veronesi-piano. il 28% dei 1066 ospedali italiani ha più di 100 anni, un altro 29% dai 60 ai 100 anni, quindi 500 ospedali con più di 60 anni (quindi non più adeguati alle attuali necessità di sicurezza confort e affidabilità).

 


 

METAMORFOSI DELL’IMPIANTO MEDICO ITALIANO

Nell’ospedale “ad alta intensità di cura” in nome del risparmio spariscono i reparti divisi per tipo di malattie (prima regola adottata con la medicina moderna per evitare il contagio reciproco fra malati diversi, causa debilitazione da malattie).
Emerge un nuovo tipo di reparto (le divisioni diventano 2): parte medica e parte chirurgica (parte medica divisa in soli 3 livelli:bassa, media e alta intensita’ in base alla gravita’ del problema). È la fine dei reparti specialistici su cui “casualmente” sono fondate le facoltà di medicina e le specializzazioni.


Sparisce il Primario di reparto che viene soppiantato dal dottore tutor. Il Primario che prima aveva tutto sotto controllo diretto nel reparto si trova i pazienti dispersi e mischiati ad altri con diverse patologie e deve visitarli in una stanza in cui contemporaneamente lavorano più medici.
È il caos più totale!!

Arrivano anche gli infermieri multidisciplinari, cioè capaci di assistere contemporaneamente qualunque tipo di paziente ospedaliero.


Per la Regione la “nuova formula” di assistenza ospedaliera si baserà su efficacia, efficienza, funzionalità, confort e sicurezza.
Il fatto è che dagli anni 90 le università “sfornano” medici specializzati in una disciplina specifica. Si è puntato tutto sulla specializzazione per avere professionisti preparati.
Si aprono nuovi ospedali “pensati” 13 anni fa senza nel frattempo aver fatto nulla per costruire concretamente l’assistenza territoriale necessaria per farli funzionare!

Cosa resta del piano finanziario dopo contenzioso TAR e Consiglio di Stato
Regione/asl/stato/privato:


1) esborso di 169.000.000 € da parte dello Stato;
2) entrata prevista dalla dismissione dei vecchi ospedali 100.000.000;
3) esborso privato 90.000.000.


Al 2013: le ASL non hanno ancora venduto un mq e il privato (compresi interessi ) da 90.000.000 è arrivato a 170.000.000 (cioè il privato a tirato fuori 170 milioni invece che 90 o che i costi preventivati sono passati da 90 a 170 e la differenza chi ce la mette?).

Così il privato di soldi suoi mette (al netto interessi) 53.885.305,25 euro ma per assicurare un ritorno economico la parte pubblica dà, a “collaudo effettuato”, un ulteriore contributo pubblico a fondo perduto per “assicurare” un ritorno economico dell’investimento = 46.389.011,29 euro!!! – fonte La nuova sanità toscana“, Edizioni Andromeda.
Ne deriva che il privato, che di suo non mette nulla, (le banche investono per lui) scarica il costo nel “progetto di finanza”. A fine lavori il bonus è quasi equivalente alla quota netta cui contribuisce.

Ecco il project financing in numeri:
53.885.000 –
46.390.000=
7.495.000 = contributo
Conto capitale netto del privato.

 


Riepilogo
53.885.000  = quota che mette in effetti il privato

46.390.000 = bonus passato dal pubblico per remunerare il privato a fine lavori

7.495.000 = contributo Conto capitale netto del privato.


Incredibbbbile!!
Secondo la fonte, durante la costruzione vengono fatte continue varianti, ovviamente con lievitazione dei costi (dai 421.900.000 euro previsti dal piano si finisce a 657.549.000 euro = 235.656.000 euro in più).


Sintesi:
Servivano i nuovi ospedali?
No = si tratta “solo” di un’operazione finanziaria studiata ad arte per favorire un guadagno immediato (con la costruzione) e una mega vendita per 19 anni al privato e alle banche!!


Dato che ormai l’unica industria di grandi dimensioni italiana è quella edile e l’unica industria pubblica che muove miliardi di euro è la sanità, realizzare inutili ospedali (buttando via vere opere d’arte, con strutture monumentali, frutto del lavoro e risparmio di intere generazioni di italiani ) diventa l’occasione per la “grande edilizia“ di guadagnare alla grande senza alcun rischio d’impresa.
Ospedali, Mose, Expo, TAV, ecc., Oltre ad una marea di opere minori diffuse capillarmente, oltre alla gestione dei servizi essenziali come l’acqua, ecc., ecc. Sintesi art.sole 24 ore 2 febbraio 2012.


La cosa sconvolgente una volta che si capisce il meccanismo è che non ha nessuna rilevanza se il progetto è utile. Ciò che conta è se il progetto sia sostenibile finanziariamente, l’area interessata abbia le caratteristiche adatte, ecc. ecc.
Ii principi costituzionali ci mettevano in guardia dai pericoli di un ritorno della speculazione selvaggia, che i costituenti avevano individuato (accordo fra DC e PCI) come causa delle due guerre mondiali.


Il principio cardine era il lavoro quale strumento principe per l’elevazione materiale, morale, culturale, economica dei cittadini (art.1, 36 e altri) una prova del totale disinteresse per i problemi, ad esempio del sito prescelto, si ha nell’ospedale di Lucca che ha sconvolto l’equilibrio idrogeologico della zona causando vari allagamenti dell’area che era stata preservata dal fatto che era sostanzialmente paludosa!

Un altro miracolo del project financing?

 


ADDENDUM

Condividiamo un comunicato importante che ci aiuta a capire ancora più a fondo i riflessi del tema trattato:

di Cristian Boeri

Comunicato dell’Osservatorio Sanità Pistoiese per la difesa delle libertà democratiche!
Gravissimo attacco da parte delle forze di polizia che per conto della Regione Toscana e dell’Azienda Sanitaria Locale hanno tentato di impedire la libertà di espressione (Art. 21 della costituzione), degli appartenenti al comitato cittadino Osservatorio Sanità Pistoiese.

Stamani, mercoledì 25 gennaio, dopo aver effettuato il consueto volantinaggio presso il mercato settimanale, ci siamo recati davanti all’ospedale San Jacopo per diffondere un volantino in difesa della sanità pubblica (Art. 32 della costituzione) e per propagandare la manifestazione “Le mani sulla Sanità: LA RIVOLTA”, che si svolgerà sabato 28 gennaio alle ore 9.30 presso Campi Bisenzio (l’appuntamento per i Pistoiesi interessati a partecipare all’iniziativa è fissato per le ore 8.00 nei pressi dell’edicola davanti all’Hitachi).
Dopo pochi minuti dall’inizio del volantinaggio, siamo stati raggiunti da un agente di polizia e da alcuni addetti alla vigilanza che ci hanno intimato di andarcene, affermando che l’ospedale pubblico in realtà è una proprietà privata e che davanti ad esso è vietato diffondere volantini dove si afferma l’importanza del servizio sanitario pubblico, efficiente e gratuito.

Stufi di dover accettare continuamente atteggiamenti che sono palesemente contrari agli interessi di lavoratori e utenti del servizio sanitario e forti della vittoria ottenuta con il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, abbiamo deciso di non andarcene, attuando di fatto quelli che sono i principi progressisti e democratici sanciti dalla carta costituzionale e ribadendo che è legittimo fare tutto quello che va negli interessi dei cittadini anche se non è previsto dalle leggi decretate da quegli stessi politici che stanno smantellando la sanità.

Il nostro rifiuto ad andarcene evidentemente non è stato gradito da chi è abituato a difendere le leggi di un governo che ha avviato la privatizzazione dei servizi pubblici, la riduzione dei diritti e della retribuzione dei lavoratori, che relega i giovani in edifici scolastici pericolosi e gelati, che abbandona lasciando al degrado parti crescenti del territorio come ad esempio piazza della resistenza a Pistoia.
La richiesta di intervento di altri 5 agenti della DIGOS e l’identificazione di tutti i partecipanti al volantinaggio, è stato un vero e proprio attacco alle libertà democratiche e di espressione di liberi cittadini, che per di più, stavano affermando dei principi costituzionali in più occasioni “sbandierati” (in tempo di referendum costituzionale), da soggetti politici che aspirano a candidarsi alle prossime elezioni amministrative.
Ai futuri candidati, chiediamo di schierarsi fin subito a fianco dei comitati cittadini, di prendere posizione pubblicamente su questa vicenda e dimostrare di essere intenzionati a fare fin da subito quello che a parole promettono di fare se riusciranno ad essere eletti.

Nella città capitale della cultura 2017 è sempre più evidente che le forze di polizia e la DIGOS, su mandato di quelle famiglie che da sempre governano e decidono le sorti di Pistoia, stanno effettuando un vero e proprio tentativo di soffocamento di tutte le forme di espressione libere, democratiche e contro tendenza, che alcuni comitati cittadini e altre organizzazioni politiche, stanno mettendo in atto con fermezza e lavorando quotidianamente per l’attuazione delle parti progressiste della costituzione.

osservatoriosanitapistoiese@gmail.com
Pistoia, 25.01.2017

 


project financing Pistoia


fonte: https://www.facebook.com/cboeri1/posts/10211693057231654

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