Secolo XXI

LA CAPACITÀ AUMENTATA: L’UNIVERSO DEL 4.0

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La capacità aumentata: l’universo 4.0
Umani che riprendono l’uso degli arti grazie alla robotica, sistemi per la condivisione di idee, di informazioni, di dati e di pensieri che creano comunità e cervelli virtuali fatti da uomini e donne.
Cervelli del tutto virtuali nutriti del pensiero degli algoritmi che incrociano fra di loro le nostre scelte di prodotti acquistati sul web.
Il sollievo da lavori pesanti e frustranti per l’uomo e la “capacità aumentata” che ci rende tutti autonomi nel fare cose che prima ci imponevano il passaggio attraverso professionalità e mezzi che non appartenevano.

Uomo o business, da che parte stanno le macchine?

Il computer ha reso accessibili alla massa alcune attività che prima venivano considerati mestieri alla portata di persone adatte a svolgerli perché dotate di talenti e caratteristiche ben specifiche.
La macchina ha creato veri e propri eserciti di “creativi”: grafici, artisti, tecnici, scrittori, giornalisti, ecc. ecc..

Al tempo stesso ha rivoluzionati questi e molti altri settori perché ha reso automatiche certe procedure tecniche facendo scomparire decine di figure professionali.


arti artificiali


CAPACITÀ AUMENTATA, LA MACCHINA CI RENDE TUTTI SUPERIORI ED APPIATTISCE LE DISCRIMINAZIONI (O LE DIFFERENZE?)

Questo, se da una parte ci ha aperto nuovi orizzonti dello sperimentare quotidiano ed ha creato anche nuovi lavori, dall’altra ha disorientato intere generazioni a livello globale.
L’illusione che comunque i “più bravi” avrebbero continuato a prosperare e che vi sarebbe stata una selezione naturale che avrebbe mantenuto sul mercato i migliori è andata in frantumi.

Credevamo che alla lunga ci sarebbe stata una auto regolazione nel mercato delle professioni che in realtà è avvenuta soltanto in parte.

Al contrario abbiamo asistito ad una mutazione culturale globale al ribasso – rispetto alle nostre vedute passate – che ha premiato l’economizzazione dei prezzi e la mediocrità legata alla produzione massiva  per la massa indistinta.
Per fare ciò, o attraverso questo passaggio, sono state spianate molte differenze tra singole culture da oriente ad occidente in materia di “gusti”, per esempio.


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IL POTERE DELL’AUTO PERSUASIONE E CHI DETIENE IL POTERE DI SUGGESTIONARLA
(le macchine liberano le nostre abilità o ci illudono di averne a scapito dell’economia dei reali talenti?)

La macchina – che qui intendiamo anche virtuale/algoritmica – però ha di fatto messo nelle mani di altre elite, nuove di zecca (finanziate dalle vechhie che continuano ad impugnare le redini da dietro le quinte?), il potere di condurre il gioco.
Se una volta questo potere coincideva con ciò che si era ereditato per diritto dinastico, oggi è il controllo della conoscenza.
Insomma in un immaginario mondo del futuro i nuovi sacerdoti potrebbero essere considerati dei laici imprenditori.

La macchina ha permesso di conoscere argomenti nuovi ma al contempo di renderci tuttologi superficiali consentendoci di installare la funzione chiacchiere da bar nel sistema, invece che invertire il processo culturale.
Abbiamo già dimostrato a noi stessi che se non la qualità dell’uomo ad aumentare, le macchine amplificano, spesso e volentieri, i nostri difetti.
Ci fanno credere che siamo tutti artisti, scienziati, spiritualisti, musicisti, politologi, perché sopperiscono ad alcune capacità soggettive e ci omogenizzano.

In molti casi ad essere premiata è stata la mediocrazia.
Sono mutati i rapporti umani che oggi vengono interfacciati dalla macchina.
Sono mutati nella qualità oltre che nel modo in cui avvengono.
La rete ci consente di collegare direttamente persone ed aziende distantissime tra loro.
Chat, gruppi sociali online, blog e siti web, fanno tutto questo e al contempo ci allontanano dal contatto con chi abbiamo più vicini.

Volendo essere maligno, come spesso mi accade, definirei la capacità aumentata come l’amplificazione dell’appiattimento culturale e produttivo dovuto al passaggio dall’era dei mestieri all’era dei tuttologi all’interno della propria bolla sociovirtuale gratificati da sé stessi invece che dal rapporto con il mondo reale.


COSA SUCCEDE AD ESSERE TUTTI PIÙ BRAVI E TUTTI PIÙ BELLI

Ma se ci ritroviamo ad essere tutti più bravi grazie all’accessibilità delle nuove competenze è altrettanto ovvio che per riflesso il valore delle competenze cala.

E cosa accadrà quando il talento indistinto sarà appannaggio delle macchine che passeranno dal ruolo di interfaccia al ruolo di autore/produttore?
Le macchine non sono soltanto già da decenni nelle fabbriche ed inserite nei nostri corpi mutilati.
Le macchine godono già di una propria capacità aumentata che gli consente di incrociare quantità impensabili di dati che ci riguardano e di elaborarli al posto nostro (ovvero fuori dal nostro controllo molto più pesantemente della vecchia macchina burocratica).

Prendono decisioni al posto nostro, rispondono ai call center al posto nostro, pensano al posto nostro.
Incidono metalli, saldano, espletano pratiche d’ufficio…

In una sola parola producono, al posto nostro.

Siamo già sulla soglia del mondo in cui siamo una massa (in) uniforme di consumatori che smettono di produrre ciò che gli piace acquistare.
Confiniamo con il mondo dei sistemi di condivisione di idee, di informazioni, di dati e di pensieri che creano cervelli totalmente virtuali.
Siamo vicini anche al mondo in cui riscopriremo i nostri talenti lontano dalle interfacce?
Le interfacce che aumentano il talento saranno ancora presenti? E in quali aspetti della nostra vita?


realtà aumentata
realtà aumentata, la tecnologia nel business

 


EVOLUCRAZIA SPINTA DALLE MACCHINE

L’automazione sta facendo rientrare in patria la produzione che fino ad oggi avevamo delocalizzato dove conveniva al capitale.
Che ripercussioni avrà sui Paesi emergenti?
A noi pare evidente il rischio di un mutamento dei rapporti a distanza fra due tipologie di mondo che da una parte resteranno agganciate grazie allo scambio delle informazioni e dall’altra si allontaneranno sempre di più.

Ma ciò potrebbe avvenire anche tra gli strati sociali della nostra stessa economia.
Questo potrebbe avere anche ripercussioni sul nostro modello democratico.

Se l’uomo non saprà provvedere a sé stesso ed alla propria “evoluzione”, come avveniva alle origini della nostra specie, incontrerà notevoli difficoltà di adattamento, perché avrà permesso all’ambiente in cui vive di modificarlo anziché il contrario come avviene da quando esistiamo.

 


 

Gli articoli collegati tra di loro che tratteggiano il mio pensiero in materia di mutazioni sociali e rapporto uomo/macchina/potere:

 

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