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COS’È IL RATING SPIEGATO IN POCHE RIGHE

rating

Il rating è un “punteggio” che dovrebbe sintetizzare la probabilità che il Paese o Azienda “valutati” dalle cosiddette Agenzie di Rating falliscano nell’arco di un certo periodo (solitamente 5 anni). Il giudizio espresso da queste Agenzie segue la forma B-, B, BB, A-, A, AA, AAA, dove AAA è il punteggio che corrisponde alla massima affidabilità e B- alla minima.

Al di sotto di questo valore esistono ulteriori classificazioni che però sono estremamente negative e qualificano i titoli praticamente come spazzatura.

Le società di rating “rilevanti” sono tre in tutto il mondo: STANDARD&POOR’S, MOODY’S e FITCH, tutte statunitensi.

Il loro compito è dare giudizi “indipendenti” sul cosiddetto “merito creditizio” delle imprese e, ultimamente, degli Stati. I loro giudizi sono basati su metodi statistico-econometrici (con i limiti che tali tecniche hanno) affiancati a giudizi “qualitativi”.

La recente crisi finanziaria ha portato allo scoperto un numero impressionanti di situazioni collusive al limite della legalità.

Per ovviare a questa “scarsità” nel numero di agenzie di rating al mondo e ai “sospetti” di giudizi “non proprio imparziali”, si stanno sviluppando alcune agenzie di rating “minori”, tra cui DAGONG, agenzia cinese.

Rimane il fatto che le agenzie sono enti privati, le cui indicazioni vengono seguite su base volontaria.


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A COSA SERVE IL RATING?

Questo valore influenza i prezzi dei titoli, e quindi anche quelli dei titoli di stato e lo spread, principalmente attraverso 2 canali:

A
alcune banche (le più piccole) devono utilizzare il rating per decidere quali e quanti titoli acquistare.

A seconda del rating del titolo la banca dovrà “accantonare” parte del suo “patrimonio di vigilanza”, una sorta di “patrimonio netto allargato” che dovrebbe fungere da garanzia di stabilità e sicurezza della banca.

Le banche commerciali seguono le indicazioni di rating anche quando devono concedere un prestito a una famiglia o a un’impresa.

In questo periodo le banche possono prestare a soggetti solidi che spesso non richiedono prestiti e non possono prestare a soggetti più deboli ma che invece vorrebbero investire su sé stesse o necessitano di prestiti per altre ragioni.

Da qui l’atteggiamento prociclico delle banche. Cioè acuire gli effetti della crisi.

Perché prestano a chi non serve e non lo fanno a chi ne ha bisogno.

B
Alcuni fondi comuni d’investimento (società finanziarie che raccolgono i risparmi dei piccoli investitori e decidono come investirli) sono obbligati dal proprio statuto ad investire esclusivamente in titolo con qualità “superiore a un certo rating”.

Se un titolo viene declassato, molti fondi saranno costretti a vendere i titoli in loro possesso, facendo abbassare i prezzi di mercato, quindi aumentando lo spread.

Venire declassati può causare vendite massicce a causa della fiducia che alcuni investitori ripongono nel giudizio della società di rating (e possiamo dire che, almeno gli investitori più grandi, ne hanno poca), ma soprattutto per i due effetti appena spiegati.

 

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