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DEBITO PUBBLICO: STORIA DELLE ORIGINI, DEI RESPONSABILI, DELLE CAUSE E DEGLI EFFETTI SULLA VITA REALE. CONFERENZA DI NINO GALLONI IN PODCAST

Debito pubblico - storia delle origini, dei responsabili, delle cause e degli effetti sulla vita reale

Debito pubblico: storia delle origini, dei responsabili, delle cause e degli effetti sulla vita reale.

  • Perché esiste il debito pubblico
  • Da dove nasce e da quando
  • Chi sono i responsabili dell’esplosione del debito pubblico
  • Perché continua a salire nonostante i tagli alla spesa pubblica
  • Che relazione c’è tra debito pubblico e sovranità monetaria
  • Come si inverte la rotta insostenibile della moneta a debito

Sono solo alcune delle risposte che avremo ascoltando il podcast della conferenza che ho avuto la fortuna di moderare in quel di Udine.
Nino Galloni ci introduce nella comprensione di cos’è il debito pubblico e da chi e cosa sia stato causato.

 

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In attesa di essere pubblicata l’intera conferenza “C’è vita fuori dall’Euro, come ritornare sovrani fuori dai vincoli di Maastricht” sa Claudio Messora su Byoblu, possiamo ascoltarne la parte centrale comodamente in cuffia ascoltando il podcast  disponibile su diverse piattaforme.

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TRASCRIZIONE DELLA PARTE CENTRALE DEL PODCAST
– C’È VITA FUORI DALL’EURO – BREVE STORIA DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO –

 

La storia del debito pubblico italiano.

Il debito pubblico nasce come compromesso fra i risparmiatori (ovvero la parte benestante della popolazione) e lo Stato.
Lo Stato ha bisogno di risorse e per trovarle ha due strade: o aumenta le tasse (soprattutto ai ricchi) oppure deve chiedere in prestito il denaro se non può emettere una propria moneta.

Il compromesso prevedeva che lo Stato non avrebbe aumentato le tasse ai ricchi, ovvero non li avrebbe espropriati dei loro risparmi, dovuti ai maggiori redditi, ma glieli avrebbe chiesti in prestito in cambio della restituzione più un piccolo interesse.
Per fare ciò i ricchi avrebbero acquistato i Titoli di Stato.
Se ciò non fosse avvenuto lo Stato avrebbe aumentato le tasse.

Per i ricchi risulta più vantaggioso rinunciare per un numero finito di anni al controllo della propria liquidità piuttosto che perderlo per sempre.

Il debito pubblico è una partita di giro; serve a questo: è uno scambio tra cittadini benestanti e Stato.
Lo Stato in regime di sovranità monetaria può emettere nuova moneta quando l’economia si trova in particolari periodi di crisi, moneta con la quale si ricompra il proprio debito.

 

DA DOVE NASCE LA DEFLAZIONE SALARIALE

Tuttavia in Italia è stato stabilito, da un certo momento in avanti, che lo Stato non può emettere la sua moneta, tant’è che le banconote le emette una Banca Centrale sempre più autonoma e indipendente la quale nel 1981 arriva a sottrarsi non solo all’obbligo, ma anche alla convenienza etica di dare una mano e di collaborare.

Oggi il problema è che abbiamo puntato a vendere il debito pubblico ai sottoscrittori stranieri, in particolare americani.
Gli americani però erano organizzati in grandi investitori istituzionali, tipo i fondi pensione, cioè i nuovi grandi capitalisti.
I fondi pensione americani assorbivano i nostri titoli di Stato che rendevano oltre il 7% depurato dal tasso di inflazione – un’enormità!

Questi investitori istituzionali e i fondi pensione, quando nel 1992 il sistema crollerà, facendo tornare i tassi alle medie storiche, cioè bassi, per mantenere gli impegni con i propri sottoscrittori, non solo andranno in borsa, controlleranno pacchetti di maggioranza e golden share (quindi oltre che di pensioni si occuperanno di finanza speculativa – ndr) ed imporranno al management di realizzare rendite del 7%.

 

 


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Non solo, ma in più non aspetteranno che la rendita del 7% avvenga alla fine del ciclo del prodotto, com’è nell’etica del capitalismo in cui il profitto è il corrispondente etico del rischio*, ma lo impongono all’inizio, quindi non si fanno carico del rischio. Anzi, il rischio lo scaricano sulla società, sullo Stato e sulle famiglie.

Il management si dimostrerà capace di realizzare il 7% nei settori innovativi e tecnologici (circa il 30% di una economia).
Ma sul restante 70%, composto da produzioni tradizionali, mature ma con possibilità di espansione limitate, per realizzare il 7% c’è un solo modo: riducendo l’occupazione più di quanto non venga ridotta la produzione, ovvero: a parità di produzione verrà ridotta l’occupazione e i salari (la famosa produttività – ndr).

Ecco da dove nasce la deflazione salariale.

Ecco perché l’occupazione industriale ha continuato a decrescere a partire dagli anni 90, quando i tassi di interesse erano tornati bassi. Perché la decisione veniva presa ad inizio del processo produttivo a prescindere dai risultati che questo o quel comparto industriale avrebbe dato.
L’etica del rischio era andata perduta e il rischio stesso veniva scaricato sulla società.

Se lo Stato italiano non avesse accettato quella politica di alti tassi di interesse sulle proprie obbligazioni, ovvero di pagare in interessi di più di quello che sarebbe stato giusto, il tasso di rendimento che gli investitori americani avrebbero potuto garantire ai propri sottoscrittori sarebbe stato più basso.

Conseguentemente i tagli all’occupazione e ai salari sarebbero stati minori e i livelli produttivi, occupazionali e reddituali sarebbero stati più elevati.

Questo per dire la gravità di quella scelta del 1981.

 

TORNARE A BATTERE MONETA E RIPRENDERCI LA SOVRANITÀ MONETARIA,
ECCO COME SI FA SENZA FARE AUMENTARE IL DEBITO PUBBLICO

Gli articoli 128A e 128B del Trattato di Lisbona, regolano le politiche monetarie europee.

Con la sottoscrizione del trattato noi ci siamo, di conseguenza, impegnati:

A. a far decidere alla BCE la quantità di Euro in circolazione.
B. che a ciascun Paese venisse assegnato un plafond di monete metalliche. Tutto è arbitrario, ma questa è la regola.

Tuttavia faccio notare che in questi due articoli non si parla né di Biglietti di Stato, né di monete metalliche di pezzatura diversa da quelle che abbiamo in tasca, né di moneta elettronica.
Quindi la sovranità monetaria dello Stato è rimasta.
Il problema è che che lo Stato non l’ha più esercitata.
Perché? Perché un tempo quando lo Stato esercitava la sua sovranità monetaria era per finanziare guerre, imprese coloniali e altre cose che in condizioni di scarsità economica e finanziaria (perché la moneta era legata all’oro e le capacità produttive erano limitate), portavano a disastri matematicamente certi.
Seguiva lo sfascio della classe politica e della credibilità dello Stato.

Allora si pensò di passare dall’esercizio della sovranità monetaria dello Stato allo stabilimento di un istituto di emissione indipendente – e quindi alla Banca Centrale.

Ma la banca Centrale, come tutte le banche può emettere, stampare e autorizzare banconote, quindi è rimasto del tutto impregiudicata la disciplina e la possibilità che riguarda l’emissione di atre forme di monete come già detto.

In Europa circolano già da tempo monete da 2,5€, 5€ e 10€.
Lo hanno fatto il Belgio, la Germania, la Finlandia e persino l’Italia.
La maggior parte di voi, me compreso non le ha mai viste perché sono destinate ad un pubblico limitato al collezionismo.
In realtà nulla impedirebbe di emetterne una quantità tale da escludere la mira di rivalutazione collezionistica per utilizzarle come moneta a corso legale.

Ovviamente se lo Stato dovesse emettere biglietti di Stato o queste monete, la loro circolazione non potrà avvenire all’interno di tutta Eurolandia, ma solamente dove lo Stato stesso esercita la sua sovranità.

Nulla impedisce l’esercizio della sovranità monetaria.
Lo Stato non può rinunciare alla sua sovranità.
Può rinunciare al suo esercizio per qualche ragione.

In effetti quando si è deciso che la quantità di banconote veniva stabilita dalla Banca Centrale si è demandato quel potere che deteneva la banca d’Italia, prima pubblica, poi privata, alla BCE, come hanno fatto tutti gli Stati sottoscrittori degli accordi.

Non c’è motivo perché lo Stato debba smettere di battere moneta sovrana.
Ma qual è la caratteristica della moneta sovrana?
Che a differenza dell’altra che è una moneta a debito – e quindi passa attraverso il debito pubblico – la moneta sovrana ha lo stesso segno algebrico delle tasse.

Quindi se io per esempio ricavo 80 di tasse e voglio spendere 100 ho un fabbisogno o un disavanzo di 20.
Ma se questo 20 lo copro con moneta sovrana invece che a debito, io vado automaticamente in pareggio di bilancio.
Quindi attraverso questo esercizio non ho nemmeno più bisogno di modificare l’articolo 81 della Costituzione, perché automaticamente la sommatoria delle tasse e dell’emissione della moneta sovrana produce spesa pubblica non più in disavanzo.

Potrò comunque decidere di andare in deficit finanziando lo Stato con emissione di titoli purché siano titoli di debito destinati ai connazionali e che costituiscano una partita di giro che lo Stato possa pagare con la propria moneta a circolazione nazionale.
Vice versa non potrà farlo se il debito pubblico è tirato in valuta straniera ovvero venduto agli stranieri pena la credibilità di determinati equilibri sul mercato finanziario.

Quindi il debito vero è quello in Euro, una parte in Dollari e quello deve essere pagato (in Euro e in Dollari). Per farlo ci dobbiamo approvvigionare di valuta estera. Un problema relativo perché corrisponderebbe a una piccola percentuale del debito stesso.

 

COME FUNZIONA L’ECONOMIA OGGI?

Come funziona l’attuale economia?
L’economia odierna si basa su una netta scissione tra la parte finanziaria, che è molto più grande e la parte reale che è molto più piccola.

Per semplificare, a causa dei derivati che sono serviti per gestire il fatto che le banche erano diventate speculatori sui mercati finanziari e che l’obiettivo del capitalismo ultrafinanziario era quello di massimizzare l’emissione dei titoli e non di valorizzare i titoli in borsa, che è un obiettivo classico per il mondo finanziario, l’economia reale è stata devastata perché ci siamo trovati di fronte alla riduzione dei salari e dell’occupazione.

Ci eravamo già passati dopo la crisi del ’29, c’era stato un grande dibattito negli anni ’30 e dopo la seconda guerra mondiale si era portata l’economia sui binari della sostenibilità del capitalismo espansivo keynesiano che fino al 1979/1980 ci aveva garantito 35/36 anni di sviluppo sostenuto di miglioramenti continui.

Chi nasceva in quegli anni sapeva che avrebbe avuto molte più opportunità professionali dei propri padri.
A loro volta questi avevano avuto più possibilità dei propri nonni e così via.
Noi invece, che siamo stati l’ultima generazione che poteva scegliere di lavorare o non lavorare, ci accorgiamo che i nostri figli si trovano in una situazione ben più grama della nostra, per non parlare delle prospettive dei nostri nipoti.

A meno che non ci riappropriamo della sovranità monetaria e allora lo scenario cambia radicalmente.

 

DEBITO PUBBLICO E DEBITI DEI MERCATI

Dicevamo che attraverso i derivati e dei derivati sui derivati, massimizzazione di emissione di titoli tossici di tutti i tipi, noi abbiamo avuto una emissione di base di 800 mila miliardi di dollari in derivati di primari a cui sono segui derivati secondari, derivati di terzo grado e swap di tutti i tipi per altri 3 milioni e 800 mila miliardi di dollari.

Totale 4 milioni di miliardi di dollari.
4 milioni di miliardi di dollari.
Il PIL mondiale è di 75 mila miliardi di dollari.
Significa che i debiti della finanza sono 54 volte il PIL mondiale.

Ma com’è che ci stracciamo le vesti perché il debito pubblico di uno Stato supera di una volta il suo PIL e nessuno dice niente che il debito del pianeta sia 54 volte il proprio PIL?

Ci deve venire il dubbio che ci stanno prendendo in giro.
Questa economia, in realtà si basa, soprattutto dopo il 2008, sul fatto che le banche centrali autorizzano mezzi monetari illimitati per consentire alle banche di continuare con i derivati e con i titoli tossici, perché basta che il governatore della banca centrale prema un bottoncino del suo computer che escono miracolosamente migliaia e migliaia di miliardi di Dollari, di Euro, di Yen e quant’altro.

Così funziona l’economia.

Allora mentre l’economia finanziaria vede questo accumulo sempre più nero di nuvoloni teoricamente insostenibile – ma sostenibile secondo me fino a quando non viene un crampo al dito del governatore della banca centrale – invece nell’economia reale non piove mai.

Il terreno è sempre più arido, sempre più asciutto.
Ed è questa la ragione per cui nascono le monete complementari, il credito alternativo, le piattaforme finanziarie fai da te, ecc. ecc. su cui si sta cominciando a finanziare l’economia.

Ma perché non cade una goccia di liquidità sull’economia reale?

 


 

 


IL RUOLO DELLE BANCHE NEL GIOCO DELLA CRISI DI LIQUIDITÀ

Perché quando le banche vedono che i loro titoli tossici vanno a scadenza e quindi sarebbero rovinate, ne allungano i tempi, li portano alla BCE, la quale gli dà – sempre elettronicamente – denaro fresco, la BCE si tiene questi titoli a garanzia di chissà che cosa, ma le banche sono sempre fornite di mezzi monetari illimitati.

Dopo di che, siccome quasi non fanno più credito, quando si presenta chi, nell’economia reale, ha bisogno di un prestito, che chi ha bisogno e sottolineo bisogno, sarà un imprenditore, un artigiano, una famiglia, un giovane, ecc. ma proprio perché ha bisogno – questa è la parola chiave – avrà un cattivo rating.

E per le regole vigenti se hai un cattivo rating la banca non ti può fare un prestito.

Chi può avere i prestiti invece? Chi ha un buon rating. Cioè chi non ne ha bisogno.
Se chi ha bisogno non può avere il prestito e chi non ne ha bisogno non lo chiede è ovvio che le banche con questa liquidità ci comprano altri titoli.
E possono scegliere fra titoli tossici che più tossici non si può e i titoli meno tossici e più affidabili che esistono sul mercato che sono quelli dei debiti pubblici degli Stati.

Magari anche a tassi di interesse negativi. Fino ad ora noi economisti avevamo visto tassi di interesse reali negativi, ma non avevamo mai visto tassi di interesse nominali negativi.
Cioè è come dire che la banca dice: io ti compro i titoli anche se tu mi dai un valore del titolo 99€ e io ti do 100€.
Che senso ha? Nessuno di noi farebbe una cosa del genere.

Ma le banche lo devono fare e in questo modo naturalmente tengono bassi i tassi di interesse perché i migliori titoli emessi dagli Stati hanno un tasso di interesse negativo, quindi portano verso lo zero la media dei tassi.

Piccolo dettaglio, da qualche anno anche l’Italia emette titoli a tassi negativi.
Ma sono quelli a breve termine: 3 mesi, 6 mesi, 3 anni…
Allora la domanda che faccio io da vecchio funzionario è: ma visto che ci pagano per dargli i titoli, perché non sostituiamo i titoli a 10 anni, 20 anni su cui dobbiamo pagare uno spread elevato del 2/3% che poi grava sul nostro bilancio per 08/90 miliardi?

Se li sostituissimo con titoli a breve termine ci guadagneremmo pure.
Perché se lo Stato emette titoli a tasso negativo sta guadagnando.

Ecco quindi che questa economia è insostenibile e lo dimostrano la disoccupazione, la decrescita dei salari e i disagi sociali che oggi vediamo.

 

IL MONDO OCCIDENTALE STA CAMBIANDO MA L’EUROPA RIMANE NEL PASSATO

I Paesi più importanti a livello mondiale, ovvero i BRICS e gli USA si stanno preparando a riportare l’economia su un piano keynesiano.
Quindi si dovrebbe tornare a un’economia in cui ci sono più investimenti.

Ma l’economia keynesiana ha due grossi limiti: il primo è che il keynesismo richiede una minor libertà di mercato e a puntare invece che all’aumento delle esportazioni, richiede l’aumento della produzione interna, ma occorre aumentare la domanda interna aumentando i salari e l’occupazione (l’opposto di ciò che accade in Europa).

Il secondo limite, che non si può risolvere, è il fatto che con l’avvento della robotica, dell’industria 4.0, ecc. devi non solo accrescere la produttività nei comparti che domandano meno lavoro, quindi la manifattura e l’industria, ma la quantità di profitto che si genera non cresce allo stesso ritmo al quale devono crescere gli investimenti per adeguarsi tecnologicamente.

In altri termini il profitto può aumentare ma il saggio di esso diminuisce e siccome l’investitore privato guarda al rendimento, se il rendimento si riduce (perché i profitti crescono ma la quantità di investimenti che devi fare per restare sul mercato cresce ancora di più, questa riduzione del saggio di profitto porta ad escludere la convenienza per i privati di rimanere nell’industria e nella manifattura.

Quindi nei comparti dove crescono produttività e profitti diminuisce l’occupazione, ma si va verso una statalizzazione dell’industria stessa.
Invece nei comparti dove l’occupazione deve crescere, cioè nei servizi di cura dell’ambiente, delle persone e delle cose, abbiamo una situazione che è già fuori dal capitalismo, perché il fatturato dei comparti dove l’occupazione cresce è più basso del loro costo, che sono i salari e gli stipendi che servono per produrre questi servizi.

Questi servizi però sono necessari, non sono un optional.

La produttività sta calando vertiginosamente. Allora ci dobbiamo porre questo problema: o deindustrializziamo o andiamo indietro e diventiamo un Paese come il Congo, rinunciando ai servizi pubblici, alla sanità pubblica, alla scuola pubblica, ecc. oppure finanziamo queste cose.

Ma come facciamo a finanziarle se il loro costo è superiore al loro fatturato?
Unicamente riformando le banche che facciano credito, cioè creino moneta per finanziare le attività produttive e soprattutto reintroducendo il concetto di sovranità monetaria dello Stato che può finanziare la nuova occupazione con la moneta non a debito.

 

ITALIA FANALINO DI CODA PER LAVORATORI PUBBLICI LAUREATI

Sapete qual’è la maggiore differenza fra l’Italia e gli altri Paesi europei?
Non è il tasso di occupazione, non è il tasso di attività femminile, niente di tutto ciò.
È il numero dei dipendenti pubblici sul totale della popolazione, che in Italia è il 5% e in tutti gli altri Paesi è il 10%.

Quindi i nostri dipendenti pubblici dovrebbero produrre lo stesso servizio con la metà delle risorse.
Noi ci mettiamo delle pezze con il volontariato e con le cooperative, ma il sistema non tiene.

Quindi noi dovremmo assumere dipendenti pubblici, anche perché l’età media dei dipendenti pubblici in Italia è di 58 anni.
Ciò significa che non vengono assunti giovani.

Se non vengono assunti i giovani non ci sono neanche i contributi previdenziali e quindi va in crisi anche il sistema previdenziale.
Quindi quello che si risparmia non assumendo i giovani si paga in termini di disavanzo di cassa dell’INPS.

Qual è la ragione secondo cui i nostri giovani laureati devono andare all’estero?
Perché manca nel sistema italiano il principale datore di lavoro dei laureati che è sempre stata la pubblica amministrazione.

Un po’ di laureati venivano assunti dalle banche, un po’ venivano assunti nelle libere professioni, pochissimi nelle imprese, mentre il grosso dei laureati veniva assunto nelle pubbliche amministrazioni.

Oggi ci lamentiamo che gli uffici giudiziari non funzionano perché mancano risorse, che la scuola e l’Università non funzionano perché mancano gli insegnanti, ecc.

 

QUANTO COSTA ASSUMERE UN MILIONE DI GIOVANI LAUREATI?

Quanto costa assumere con concorsi un milione di giovani laureati all’anno?
1.500 € al mese per 12 mesi per un milione fa 25 miliardi di Euro.

25 miliardi di Euro per la spesa pubblica italiana e per il PIL italiano è una goccia d’acqua, ma noi questi miliardi non li possiamo avere perché altrimenti dovremmo emettere altri 25 miliardi di titoli di debito o aumentare le tasse per 25 miliardi.
Ma riappropriandosi della sovranità monetaria, come descritto, per 25 miliardi.

Se assumiamo un milione di giovani laureati noi diamo un impulso enorme alla crescita dell’Università e alla riqualificazione di tutta la nostra scuola, risolviamo gran parte dei problemi della giustizia velocizzando i processi, poniamo le basi per un piano per il riassetto idrogeologico del Paese e risolviamo i problemi dei nostri ospedali e dei nostri pronto soccorso.

 

* In questo senso la logica capitalistica prevede che l’investitore, dopo aver investito il proprio capitale, aver realizzato un ciclo produttivo, averci pagato le spese, aver pagato le tasse, ecc. tenga il profitto per sé a fronte del rischio in cui ha investito.

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