Econo-Mia

USCIRE DALL’EURO È PROPRIO NECESSARIO?

uscire dall'euro

Uscire dall’Euro è proprio necessario?
Avverrà per autocombustione?
Ci converrebbe o no?

Insomma, uscire dall’Euro è necessario o esistono possibilità di correggere la situazione attuale? I trattati vanno disfatti o ci sono strade più opportune, immediate e facili?

Approfitto di un interessante carteggio con un lettore per chiarire il punto di vista di Economia Spiegata Facile.

 

IL MESSAGGIO DELL’UTENTE

Sono uno studioso di macro-economia mosso dall’intento di indagare i principi che sono alla base dell’attuale situazione economica europea al fine di capire quali potrebbero essere i provvedimenti necessari a riportare ordine, se l’assetto fosse scevro da accordi precostituiti.
Questo infatti sembra ingessato a causa di ostacoli frapposti alle autorità monetarie dei singoli paesi dell’Unione e della stessa Unione.
È evidente che, se il processo di unificazione non fosse bloccato da resistenze di sovranismo, forse le autorità europee deputate a mettere in atto le manovre necessarie, avrebbero già da tempo superata l’impasse.
Ma occorre che i singoli Stati si rendano conto che una situazione ingovernabile non potrà che portare al disastro.
È questo che si vuole?

 

Ciao, grazie del messaggio, tuttavia devo dissentire dal tuo teorema.

Ritengo che tu stia invertendo causa ed effetto.

Se ciò non fosse prima che fosse compiuta la realizzazione dell’Euro sarebbe stata completata tutta l’architettura politica e non solo istituzionale e monetaria dell’Europa unita.

Gli Stati aderenti all’Euro non hanno fatto alcuna resistenza per entrarci.

Forse non mi sono spiegato.
Sto cercando di capire come sarebbe opportuno intervenire per correggere le storture attuali, non che cosa sarebbe stato opportuno fare prima.
Non c’è chi non veda che l’Europa combinata così non può reggersi.
Quelle che non sento però sono delle proposte ragionevoli atte a rimediare, magari in fasi successive, il disordine attuale, se non semplicemente la deprecabile uscita dall’Euro.
Le recriminazioni non servono, occorre trovare i rimedi.
Per questo c’è bisogno della collaborazione di tutti, a prescindere dai particolarismi.
Questo è il vero problema.

 

 

USCIRE DALL’EURO È L’ULTIMA RATIO?

Ok, adesso è più chiaro.

Personalmente me ne fregherei dell’Europa dei popoli e anche di quella senza popoli.
La priorità è salvarci le chiappe, a tutto il resto si pone rimedio stracciando in toto i trattati e riproponendoli come Dio comanda, quando saranno pronti e io credo che ciò non avverrebbe prima di una ventina di anni ad essere ottimisti visto che la UE è un’accozzaglia di concorrenti che cercano di farsi la pelle gli uni con gli altri.
Ciò che occorre oggi è fermare il declino nei singoli Paesi, a cominciare da quelli del sud, ma non solo.
Se non fai così crolla tutto prima di porsi il problema se l’Euro reggerà fino a domani.
Tra le cose che serve fare subito ecco un breve elenco che personalmente ritengo imprescindibile:
  1. abolizione del fiscal compact;
  2. introduzione di una moneta parallela ad uso nazionale, di Stato e fiat non a debito;
  3. la creazione di una nuova banca centrale pubblica ovvero sovrana, ri-ovvero la creazione di un prestatore di ultima istanza nazionale e primo investitore;
  4. la nazionalizzazione della maggioranza delle banche italiane;
  5. l’adozione di CCF per il rilancio economico prima di pensare a stampare nuova moneta.
Ovviamente il sistema Paese deve essere ammodernato e reso equo ed in questo mucchio inserisco anche la burocrazia, la magistratura, l’informatizzazione, la meritocrazia; in un solo concetto, l’efficientamento del Paese e solo con questo obiettivo dai da mangiare a qualche milione di italiano per almeno un ventennio.
Guarda caso … pronti per riparlare di Europa, se ci conviene.

 

 

Certo, se si trattasse solo di stracciare i trattati sarebbe facile.
Quello che non si può stracciare (ed è la causa primaria dei nostri guai) è il crescente debito pubblico detenuto in larga parte dalle Banche estere e dai portatori europei, fatto che ci viene segnalato ad ogni piè sospinto da quell’indicatore inesorabile chiamato “spread”.
L’economia italiana non è isolata, è strettamente interdipendente dal contesto internazionale.
Altro ci sarebbe da dire, ma non mi dilungo oltre, perché la proposta non si fonda su basi scientifiche. Saluti.

Il debito pubblico italiano è comunque detenuto al 65% da soggetti italiani.
Lo spread inciderebbe comunque come oggi a meno che il prestatore di ultima istanza non tornasse ad essere una banca pubblica abilitata a ricomprare il debito alla sua emissione.

P.S. Certo sarei curioso di capire come mai viene ricordato solo all’Italia ad ogni piè sospinto che ha un certo debito pubblico, nonostante sia stato scientifcamente dimostrato essere il più sostenibile in Europa mentre quello francese è il fanalino di coda.

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